Province
25/03/2014

COME FINANZIARE LO SVILUPPO INFRASTRUTTURALE LOMBARDO?

Il convegno proposto con questo titolo da Osservatorio I Costi Del Non Fare, Regione Lombardia, Unioncamere Lombarde il 24 marzo presso la Regione Lombardia ha posto con autorevolezza il tema del ritardo nella realizzazione delle infrastrutture nell’orizzonte dell’intero territorio lombardo, valutando una carenza di investimenti strutturali di almeno 3 miliardi di euro all’anno, su un montante necessario di 6,4.

Sotto la guida autorevole del prof. Gilardoni,  il gruppo numeroso e qualificato di relatori ha affrontato i nodi principali del problema la cui mancata soluzione  impone una forte limitazione allo sviluppo della regione e della nazione stessa, influendo sensibilmente sulla crescita stessa del PIL.

Il sottotitolo del convegno suggerisce la risposta: “Progetti di qualità e modelli innovativi”,dove per progetti di qualità deve intendersi soprattutto  la usufruibilità del progetto, ovvero la capacità di generare reddito o risparmio e, nelle attuali circostanze di stagnazione economica, la sobrietà delle ambizioni e la capacità di riutilizzare e valorizzare l’esistente. Rimane ovviamente sullo sfondo la valutazione della qualità intrinseca del progetto, troppo spesso trascurata in sede preparatoria, magari per non staccarsi dalla valvola di sicurezza, per l’appaltatore, delle varianti in corso d’opera.

Ascoltati gli interventi degli assessori regionali Garavaglia (Economia), Terzi (Ambiente) e Del Tenno (Infrastrutture) che hanno sostanzialmente espresso le priorità individuate da Regione Lombardia nei rispettivi campi di competenza, la parte più interessante siè sviluppata congli interventi dei “tecnici della finanza” a partire dalla prof.ssa Brusoni di ARCA (Agenzia regionale centrale  acquisti), che conferma che tale struttura nella sua nuova figura giuridica si porrà come sostegno e consulente degli enti minori per realizzare economie di scala mediante aggregazione della domanda  e assistenza nelle varie fasi contrattuali, per continuare con le istituzioni finanziarie, dalla BEI alle banche di credito cooperativo, passando per i gestori di fondi e le banche di credito ordinario e Finlombarda.

La conclusione, pur con molte sfumature e qualche cautela, sembra essere incoraggiante: ci sono alternative al finanziamento tradizionale di opere pubbliche con fondi di bilancio degli enti se si realizzano le condizioni che rendono il finanziamento attraente per investitori anche privati ed internazionali. Tali condizioni consistono essenzialmente nella sicurezza del risultato economico e nell’affidabilità dei tempi di realizzazione, due condizioni addirittura ovvie, quando si tratta di investimenti privati, ma purtroppo non abitualmente perseguite dagli enti pubblici.

Sarà nostra cura segnalare la pubblicazione degli atti del convegno.

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