Province
27/01/2015

Verso una nuova cultura delle infrastrutture

Cambiare paradigma. Capire quali sono veramente i fini di una nuova infrastruttura e se ce n’è veramente bisogno. Di questo si è parlato al convegno “Verso una nuova cultura delle infrastrutture” che si è tenuto lunedì 26 gennaio nell'Aula Magna dell'Università Bocconi di Milano. Il convegno, organizzato dal CERTeT, si è basato sulla grandissima mole di dati e studi elaborati dal Laboratorio infrastrutture Bocconi e Autostrade per l'Italia. A partecipare al convegno, che ha visto il saluto inziale del Ministro delle Infrastrutture Lupi, nomi illustri del settore: il presidente dell’autorità dei Trasporti, Andrea Camanzi, l'Amministratore Delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, Lanfranco Senn, Michele Polo, Stefano Gatti, Dario Scannapieco, Luciano Violante.


Regole certe, ppp e mobilità: cosi' le infrastrutture diventano sviluppo: tra il 2012 e il 2020 l'Unione Europea dovrà colmare un gap infrastrutturale di circa 2,000 miliardi di euro a fronte di una situazione di finanza pubblica che non consente ulteriori espansioni per investimenti. Questo perdurare di scarsa liquidità dello Stato, soprattutto in un paese come il nostro che ha bisogno di investimenti in infrastrutture per eliminare i tanti “colli di bottiglia”, ha come unica via di uscita l'intervento del capitale privato. Per creare queste condizioni quindi, è essenziale aprire veramente il mercato del Parternariato Pubblico e Privato (PPP). Un mercato che ha bisogno innanzi tutto di sistemi regolatori certi sul medio lungo periodo e istituzioni forti in grado di supportarli.


Gli effetti territoriali delle infrastrutture: Sul fronte dell’impatto territoriale delle infrastrutture si è concentrata invece la ricerca presentata dal direttore del Laboratorio Infrastrutture e del Certet Bocconi, Lanfranco Senn.  Analizzando diverse esperienze internazionali, come quelle di Singapore, Boston, San Francisco o Copenaghen, si è studiato un sistema di pacchetti integrati di politiche di mobilità all’interno delle città soprattutto ripensando il ruolo delle tangenziali e delle autostrade urbane. Particolare importanza si è dato allo sviluppo di tecnologie per migliorare l’efficienza dei trasporti, come i sistemi di gestione dinamica del traffico.

“Nella programmazione delle infrastrutture occorre una vision di lungo periodo”, spiega Senn. “che consenta di compiere scelte selettive e di concentrarsi sulle priorità che si vogliono perseguire con la consapevolezza che una programmazione seria crea aspettative imprenditoriali che sarebbe utile non mutare” inoltre aggiunge il coordinatore del CERTet “Spesso si confondono infrastrutture e servizi per la mobilità: le prime sono condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo; i secondi sono necessari a rispondere alla crescente domanda di mobilità. Un’impostazione prevalente ha finito per privilegiare una eccessiva attenzione all’offerta di infrastrutture, focalizzandosi sulla dotazione invece che sui servizi che essa può rendere alla crescita e alla competitività, come se esse fossero un fine, invece che un mezzo. L’intento del Laboratorio è di permettere una revisione della cultura prevalente sulle infrastrutture e sul ruolo che queste possono svolgere per il paese”.
Su questo tema si è soffermato anche Giovanni Castellucci, Ad di Autostrade per l’Italia. Secondo l’Amministratore Delegato infatti, in Italia non c’è una carenza di infrastrutture “in Italia non mancano le autostrade, mancano gli asili, le metropolitane, insomma i servizi metropolitani per i cittadini. Basta dire che c’è un gap infrastrutturale” continua Castellucci “Per quanto riguarda la presenza il PPP va bene, bisogna coinvolgerli con sistemi più trasparenti ma il rischio di impresa non può essere azzerato.”

Regolazione e disegno delle gare nei PPP per le infrastrutture autostradali: le prossime tappe: Sul versante della regolazione uno studio presentato da Michele Polo, eni Chair in Energy Markets della Bocconi e realizzato da Elisabetta Iossa (Iefe e Università Tor Vergata), che analizza le infrastrutture autostradali, sottolinea la necessità, nei rapporti tra pubblico e privato, di un quadro regolatorio ben disegnato e stabile sia nella fase precedente alla realizzazione dei lavori (di assegnazione della concessione), sia in quella successiva (di realizzazione degli investimenti e di gestione della concessione). Un quadro stabile chiede, a esempio, che i contratti di concessione non siano rinegoziati di continuo:  il rischio, se la negoziazione risulta essere troppo favorevole per il concessionario, è che quest’ultimo non operi in maniera efficiente.
Il tema del finanziamento, quindi è stato al centro dell’analisi fatta invece da un team di studiosi Bocconi coordinati dal direttore dell’Mba di SDA Bocconi, Stefano Gatti che si sono concentrati su alcuni aspetti delle PPP (partnership pubblico-privato) in particolare sulle condizioni ideali per l’ingresso del capitale privato e sul tema delle garanzie concesse dal settore pubblico nelle ppp. Sul primo punto, lo studio fa emergere in particolare la necessità di una task force centrale a livello nazionale dedicata alle ppp. Sul secondo versante, si evidenzia come l’introduzione di garanzie pubbliche al concessionario privato possa incentivare comportamenti non corretti da parte di quest’ultimo.
Per Gatti, infine, negli ultimi anni nel mercato privato, soprattutto dopo la crisi del 2008 con il crollo di Lehman Brother molti fondi stanno investendo ingenti capitali nel sistema delle infrastrutture.
Qui si è inserito l’intervento di Dario Scannapieco, durante la tavola rotonda di chiusura dei lavori. Il vicepresidente di Bei ha sottolineato il grande lavoro fatta dalla Banca Europea di Investimento anche in Italia, come a esempio il recente rifinanziamento del passante di Mestre. Per il vice presidente in Italia non c’è un problema di accesso ai finanziamenti per nuove infrastrutture, soprattutto grazie agli interventi sul costo del denaro della Bce e dei 21 miliardi del piano Junker. Il problema del nostro Paese è di carattere progettuale. Secondo Scannapieco, alle amministrazioni pubbliche mancano gli ingegneri che realizzino buoni progetti infrastrutturali in grado di accedere ai finanziamenti sia europei che, soprattutto, privati. Progetti quindi capaci di attrarre investimenti.
Un discorso condiviso in pieno anche da Luciano Violante, rappresentante dell’Associazione Italia Decide. Per Violante bisogna cercare di non fare sovra legislazione in campo infrastrutturale. Soprattutto lo stato deve tornare a dotarsi di un sistema in grado di realizzare buoni progetti e non di avvocati. Un segnale positivo comunque arriva dalla riforma dell’articolo 117 sul Stato-Regioni che riporta allo stato centrale le competenze sulle infrastrutture di carattere nazionale.

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